Pare che l’utente del doping sia l’ultimo anello di una lunga catena di soggetti che compiono vari reati, di cui certi anche piuttosto gravi. L’anello precedente è il venditore di doping il quale compie una serie di reati di cui alcuni sono ovvi, altri forse un po’ meno. Per esempio se costoro vendono steroidi precedentemente acquistati in una farmacia (che a sua volta andrebbe forse controllata per verificare un eventuale e/o potenziale coinvolgimento), infrangono già la legge in quanto i farmaci ottenibili con ricetta medica sono vendibili solo in farmacia. Pare tuttavia che recentemente, per l’aumentata richiesta “amatoriale” di tali sostanze, il mercato nero del doping si sia allargato a reperire steroidi ecc. non più dalle farmacie italiane, ma da altre nazioni, tra cui paesi dell’ex Unione Sovietica, Messico, ecc. Accade anche, specialmente nel campo del doping amatoriale “fai da te”, che il culturista dopato credendo di comprare, ad esempio, uno steroide molto attivo e puro, acquisti del testosterone impuro di qualità non farmaceutica. Altro caso di truffa sono le imitazioni delle confezioni più richieste con un contenuto scadente impuro, potenzialmente contaminato e molto rischioso per la salute. Questi prodotti sono così pericolosi da poter arrecare in certi casi anche danni mortali. Altri sono per uso veterinario. Per questo motivo, in un precedente articolo ho definito “venditori di morte” coloro che smerciano illegalmente sostanze dopanti inquinate, contaminate, ecc. I reati commessi dai venditori del mercato nero sono così numerosi che neanche vanno commentati.
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